Prof. Andrea Ortensi
Direttore U.O.C.
Microchirurgia Generale
"Fabia Mater"
Università "LA SAPIENZA" Roma
"Circa 30 anni fa per merito di un grande chirurgo generale
dell’epoca , Pietro Valdoni, e per suggerimento di mio padre anch’egli
chirurgo, compresi che la tecnica microchirurgica era una assoluta grande novità
ed avrebbe avuto in futuro un suo ruolo esclusivo, creando anche degli
specialisti del settore.E’interessante oggi, a sessanta anni, constatare come
tutto questo si sia realizzato, anche se in modo più articolato e complesso, ed in
certo qual modo differente da come si sarebbe potuto prevedere."
GLI INIZI - di Andrea Ortensi
Mi sono accostato a questa tecnica con grande rispetto ma
apprezzandola subito.
La prima volta che ho guardato attraverso la lente del
microscopio operatore, l'effetto fu quello di guardare un mondo lontano,
diverso, ed al tempo stesso affascinante. Mi allenavo di giorno e di notte , per lunghe
sedute di addestramento manuale puro.Avevo creato dei piccoli modelli
artificiali non animali, come i petali dei fiori, legacci di rafia, utilizzando un
microscopio operatore sperimentale.In un tempo di circa due anni avevo
perfezionato la mia capacità di microchirurgo con un allenamento di circa trenta ore alla settimana; potevo
confezionare una anastomosi microchirurgica su di un vaso del diametro di 0.6 mm
, in circa 12 minuti.
Nel 1989 realizzammo il primo caso di Reimpianto di pene in
Italia, cui seguirono nel tempo, il reimpianto di alcuni arti, mani, dita;questo
consentì al nostro gruppo di divenire ben conosciuto dapprima nell'ambito
romano, poi in Italia, e nel tempo dei dieci anni successivi('80-'90), anche in
Europa.Avevo così compreso a fondo che la nicchia scelta era quella giusta.
Da quegli anni in poi il nostro personale impegno era
l'approfondimento dei settori clinici, l'individuazione delle problematiche, ove
fosse possibile applicare la tecnica che avevamo acquisito e della quale
iniziavamo a comprendere le potenzialità. Naturalmente esistevano ed esistono
tuttora ambiti clinici nei quali la tecnica appare
indispensabile, ed altri nei quali per contro si doveva comprenderne l'uso e
sperimentarlo.Così, come detto, le nostre prime e logiche esperienze si
realizzarono nella microchirurgia ricostruttiva post-traumatica.Là le arterie
del diametro di un millimetro o di meno, le strutture nervose con la loro
indispensabile ricostruzione meticolosa, erano ideali per i nostri risultati.
Una Unità Operativa Complessa di Microchirurgia Ricostruttiva.
Nasce così l'idea di una Unità Operativa Complessa di
Microchirurgia generale ove la logistica ambientale, scientifica e strumentale
possa essere comune per alcuni Settori Clinici.Istituita in accreditamento con
il sistema sanitario Nazionale e convenzionata con le Scuole di Spec
ializzazione in Chirurgia Generale III, Chirurgia apparato Digerente I e
Chirurgia Vascolare I della Università Roma "Sapienza", ha sede presso la Casa di
Cura Accreditata "Fabia Mater", a Roma.
Oltre al team manageriale, l'equipe è composta da Collaboratori esperti Oltre al team manageriale, l’equipe è composta da Collaboratori esperti di microchirurgia
ricostruttiva, con capacità in Chirurgia Generale, Ortopedica, Urologia e
ricostruttiva.La presenza di numerosi Specializzandi a provenienza da differenti
Specialità, assicura la realizzazione di collaborazioni interdisciplinari
complete.
I SETTORI CLINICI - di Andrea Ortensi
1. Chirurgia della mano e Reimpianti d’Arto.
Le varie specialità riassumono in sé numerose categorie di
intervento di tipo standardizzato e routinario per patologie classiche e comuni come la sindrome del tunnel
carpale, che di per sé rappresenta una grande percentuale degli interventi in
chirurgia della mano , nell'ambito della quale esistono però poi le sofisticate
ricostruzioni anche microchirurgiche realizzabili solo presso
Strutture, come la nostra, ove siano presenti le competenze
necessarie.La gestione in attivo di un a UOC di questo genere, si realizza così con un numero di interventi di routine che
agiscono da costante supporto economico di base, permettendo anche il grande ed
estremo impegno professionale e di mezzi tecnologici, per gli interventi di ricostruzioine
microchirugica complessa , come la Chirurgia di plesso brachiale, in una moderna
gestione sanitaria per la risoluzione di malattie e lesioni di grande impatto
sociale.Per contro molta della patologia di routine prevede un ampio utilizzo
del sistema Day surgery o one day surgery;di qui la necessità di un Reparto
snello e soprattutto duttile nelle sue utilizzazioni giornaliere.La presenza
inoltre di una così numerosa patologia giornaliera, spesso di impegno semplice e
di base della Tecnica microchirurgica, , consente un graduale crescita nei
collaboratori più giovani, garantendo un ricambio professionale di alto livello
qualitativo.
Negli anni le situazioni si modificano. Nel settore del
Reimpianto degli arti cioè il "RIATTACCO" di un braccio staccato, il problema
più attuale odierno è sicuramente quello economico.La chirurgia del reimpianto
d'arto, come quella del lembo libero vascolarizzato, è pesantemente penalizzata
dai valori dei DRG, ossia dei rimborsi nazionali alla struttura erogatrice della
prestazione, che ormai non sono più proporzionati al dispendio di energie, al
livello di capacità tecnica da raggiungere, attraverso le curve di apprendimento, da parte degli operatori, i tempi di
camera operatoria, strumentario e decorso post-operatoria.
Peraltro, aldilà delle problematiche organizzative, scelte
strategiche per le sedi ed il numero dei Centri, questo settore è rimasto quello
più immutato nelle sue indicazioni assolute, anche se oggi qualche scelta
strategica può essere obbligata.
La realizzazione di un Reimpianto d'arto passa attraverso la
fase di organizzazione del trasporto del paziente che oggi deve essere sempre
più assicurata dall' Elitrasporto.
Il risultato di un Reimpianto di arto è davvero condizionato dal
tempo che intercorre tra il m omento
del trauma ed il tempo di arrivo presso l'UO di riferimento.
Nel tempo operatorio, due equipes lavorano in contemporanea per la preparazione del moncone
distale, e sul paziente per preparare i vasi recipienti.La stabilizzazione
ossea, un tempo realizzata con tecniche più rudimentali, oggi è eseguita mediante
Placche e viti ed immediatamente seguita dalle ricostruzioni Nervose e Vascolari
;queste ultime vengono confezionate al microscopio operatore, soprattutto se si
tratta di vasi al disotto di 2
millimetri di diametro.
Le fasi di ricostruzione nervosa sono oggi< sempre più frequentemente eseguite mediante loupes.
Un reimpianto di braccio può prevedere un tempo tecnico di circa
8-10 ore, in due equipes.Si tratta di interventi durante i quali, vi è possibilità
di importante perdita ematica, soprattutto nella fase di rivascolarizzazione.
Per anni il nostro gruppo si è dedicato all'emergenza in
Microchirurgia, realizzando numerosi reimpianti di arto.Attualmente la nostra
organizzazione prevede una reperiblità per l'Urgenza Microchirugica ,
esclusivamente in differita.
1 A. Un
Centro Di Fisioterapia Riabilitativa
Come per tutta la chirurgia della mano tradizionale,
nel decorso post-operatorio,la fase di recupero funzionale,è legata alla
tecnica fisioterapeutica,indispensabile ausilio per ottimizzare un risultato
finale utile e fondamentale per il reinserimento sociale del Paziente.
A questo scopo la UO è dotata di un Centro di fisioterapia post-operatoria
di riabilitazione motoria;il paziente può sostare inoltre in Convenzione
presso due Centri di degenza post-operatoria con riabilitazione,dopo ogni
importante intervento di microchirurgia ricostruttiva.
2. Le lesioni Nervose, Le Sindromi compartimentali degli Arti, le causalgie.
Nella storia di ogni centro di microchirurgia esistono esempi tipici di tali risultati.
Ricordiamo il caso di una giovane donna che lavava una finestra in casa; la
rottura accidentale del vetro causava la sezione netta dei tre nervi principali
del braccio. Senza gli impulsi elettrici trasmessi da questi ultimi, tutti i
muscoli dell'arto erano paralizzati ed i vari segmenti immobili ed insensibili.
Infatti ogni singolo nervo è suddiviso in vari fascicoli più piccoli, alcuni
responsabili del movimento muscolare, altri delle sensibilità cutanee.
Ebbene, il merito della microchirurgia è stata la possibilità di ricollegare i monconi di
questi singoli elementi l'uno con l'altro con estrema precisione (il loro
diametro è di circa un millimetro) consentendo la ripresa del movimento, il
ritorno della sensibilità, in sintesi il recupero finale della funzione del
braccio della ragazza.
Altra situazione importante è la possibilità di ricostruzione, dopo la lesione, del nervo
facciale responsabile dei movimenti del viso. La sua interruzione ha conseguenze
drammatiche sulla mimica del volto impedendo anche l'apertura e chiusura della
bocca ed il conseguente normale uso della parola.
Anche le lesioni più gravi, quelle che interessano gli arti alla loro radice, alla spalla
ed all'ascella, ad esempio nei gravi traumi della strada, sono responsabili
dell'interruzione delle strutture nervose a livello addirittura del loro punto
di origine, il plesso brachiale.
Quest'ultimo funziona come una piccola e complessa centralina elettrica, della quale i
vari nervi si dipartono per raggiungere le loro destinazioni, nel nostro caso, i
muscoli del movimento del braccio.
Lo schema di ricostruzione qui è davvero complesso. Eppure è possibile, avvalendosi di
ingrandimenti anche molto elevati, creare nuovamente tutti i collegamenti
interrotti. A distanza di 10-12 mesi l'arto riprende ad agire.
3. I Danni Iatrogeni
(o Errori in chirurgia)sui Nervi Periferici e la microchirurgia ricostruttiva.
In una revisione della Letteratura internazionale le Lesioni
Iatrogene dei Nervi periferici rappresentano particolare, tra le varie Strutture Nervose sono interessati per dallo 0.1al 5.7%
il Nervo Laringeo Inferiore, il Nervo Grande sciatico ed i suoi due rami
terminali SPI e SPE, nel 32% , i Nervi Ileo inguinale e genitofemorale per il 10
%, il Nervo Femorale nel 10%, il Radiale 12, 5 %, altri distretti nervosi per circa il 30% dei casi.
((Kretschmer T.et
al.Evaluation of Iatrogenic Lesions in
722 surgically treated cases of peripheral nerves trauma.
Journalof Neurosurgery 2001; 94:905-912
Schlicckewei W.et
al.Epidemology of peripheral nerve injuries.
Aktuelle TRaumatologie 1997; 27:230236 ))
-Il nervo femorale.
Nel 2003,
abbiamo realizzato personalmente una ricostruzione con innesto nervoso di nervo
surale di circa 12 centimetri , in un uomo di 26 anni , gondoliere a Venezia, per
una perdita di circa 10 centimetri del nervo femorale destro.Tale lesione era
stata provocata da un intervento
chirurgico con asportazione di una massa retroperitoneale che era apparsa
intraoperatoriamente a comportamento di malignità.Nella radicalità dell'intervento era stato
asportato anche il tratto di nervo Femorale.L'esame istologico aveva poi
rivelato che si trattava di uno schwannoma benigno;residuava però
dall'intervento una paralisi di tutti i muscoli della faccia anteriore della
loggia anteriore della coscia destra, con impossibilità ad una buona
deambulazione, ed allo svolgimento della normale attività lavorativa di
gondoliere.Oggi a distanza di circa 5 anni il paziente è tornato ad una vita
normale, e presenta una funzionalità completa e soddisfacente
dell'arto.L'eccezionalità dell'evento è rappresentata dalla lunghezza
dell'innesto e dalla totale ripresa
della funzione.
-Il nervo Grande
sciatico:la lesione iatrogena in corso di protesi d'anca, nella frattura del
bacino.La causalgia
Abbiamo eseguito in due anni, 5 interventi di esplorazione
microchirurgica del Nervo grande Sciatico lungo il suo decorso fino alla sua
origine dal bacino, in particolare nelle lesioni in corso di intervento per
protesi d'anca. La via di accesso seguita è stata da noi programmata, senza la
sezione o disinserzione delle fibre dei muscoli glutei, ma con una loro
progressiva divaricazione, così da consentire una ripresa funzionale
ottimale, post-operatoria.In tutti i casi , anche se presente una paralisi motoria
stabile, l'intervento era stato richiesto e programmato per la grave ed intrattabile
Causalgia sempre presente.In 4 dei 5 casi trattati con una neurolisi , la
sintomatologia sensitiva dolorosa è stata totalmente risolta, mentre non vi è
stato alcun miglioramento della paralisi motoria.
-IL Nervo Ileo
inguinale, Nervo Genitofemorale(branca Genitale) e l'inguinoscrotalgia in corso
di intervento per ernia inguinale.
La causalgia da lesione o compressione del nervo Ileoinguinale o del N.Genitofemorale in seguito ad
intervento sulla regione inguinale , è di difficile trattamento medico anche con
terapia del dolore.Abbiamo realizzato negli ultimi 3 anni, 6 interventi con
neurolisi o ricostruzione.In tutti i
casi la sintomatologia è stata risolta.
Eziopatogenesi.IL nervo ileoinguinale può essere danneggiato:
·
al bordo laterale del muscolo
retto , 5 centimetri dalla linea mediana 10 centimetri sotto l'ombelico dove
perfora la crus superiore dell'anello inguinale superficiale.
·
negli interventi per ernia
inguinale
·
nella compressione da
divaricatore(soprattutto nelle incisioni tipo Pfannestiel)
·
Intrappolamento si può
manifestare anche dopo mesi od anni dall'intervento, quando la cicatrice
progressivamente si retrae.
Nervo Genito
femorale, Branca genitale, penetra nel muscolo psoas e
si divide in ramo femorale e genitale.quest'ultimo entra nel canale
inguinale, innerva muscolo cremastere e cute dello scroto.Passando sotto il
legamento inguinale e sopra la sinfisi pubica, subito lateralmente al tubercolo
pubico, è vulnerabile sul ramo del pube.
4. Lembi
liberi microvascolari e nuovi
concetti, Piede diabetico
Dal 1980 ad oggi il nostro gruppo si è dedicato alle patologie
post-traumatiche degli arti ove esisteva una indicazione ad una ricostruzione
microchirurgica che per molti anni è stata condizionata dall'utilizzo dei Lembi
liberi microchirurgici.
Un lembo libero microchirurgico sia esso un semplice segmento
osseo, cutaneo o muscolare, può essere trasferito la una sede all'altra del corpo
a copertura od a vicariare una funzione muscolare.In circa un trentennio la
prima fase è passata attraverso una copertura della lesione cutanea
, ricollegando il lembo libero con le sue connessioni vascolari alla zona
ricevente;alcuni anni dopo i protagonisti sono i lembi compositi
, ossei-cutanei-muscolari, e nell'ultimo decennio lembi muscolari rivascolarizzati ma anche reinnervati, in grado di
sostituire funzioni muscolari anche complesse come nei casi di paralisi del
Nervo facciale, mediante il lembo di muscolo latissimus dorsi.
Le perdite di sostanza, di origine traumatica o iatrogena, di
spessore variabile e diversa localizzazione ha da sempre stimolato la fantasia
dei chirurghi di tutto il mondo nella realizzazione di lembi il più possibile
coprenti, sicuri e di minor morbidità per il paziente. I lembi locali furono poi
soppiantati dall'immenso fascino del lembo libero capace di maggiori coperture e
di soluzioni salvavita. Tutto questo ovviamente è sopravvisuto a scapito di una
enorme difficoltà tecnica, numerose complicanze post operatorie ed un risultato
estetico non sempre all'altezza delle aspettative. La ricerca del lembo ha
condotto verso il continuo uso di lembi peduncolati, di cui alcuni diventati di
gran moda: lembo d'avambraccio sull'arteria interossea posteriore, lembo di
Quaba, lembo di Maruyama, lembo di Littler, fino ai più moderni lembi
peduncolati come l'ALT di coscia. Quest'ultimo lembo permette, in mani esperte,
di ottenere ampie superfici con un minimo spessore per ottenere quindi un
migliore risultato estetico con una minore morbidità e rischi per il paziente.
Su questa scia si sono sviluppati poi i lembi propeller che attraverso un
disegno ad elica centrato su un'arteria perforante di calibro adeguato,
permettono una rotazione del lembo stesso di 180°, minimi rischi per il lembo e
per il paziente, ampie superfici di copertura e un ottimo risultato estetico. La
tecnica e mentalità microchirurgica trovano sempre più spazio anche in questo
campo, nel rispetto delle strutture neurovascolari, nella loro preparazione e
nell'anastomosi vascolare nel caso del lembo libero. Proprio questo lembo sta
tornando ad essere un'insostituibile risposta là dove gli altri lembi non
possono risolvere: copertura di ampi spessori, ferite ossee infette, piede
diabetico, situazioni queste in cui il risultato estetico passa in secondo piano
rispetto alla funzione di copertura.
4 A Piede
diabetico
Nell'ultimo periodo una patologia importante, ed in maggiore
diffusione, perché collegata al più ampio problema dell'invecchiamento della
popolazione, è quella del Piede diabetico.In questo settore i lembi
microchirurgici trovano una applicazione sempre crescente, naturalmente nel
rispetto della più rigorosa indicazione. In questa patologia infatti un lembo
libero microchirurgico ha una funzione di copertura , ma ha anche un ruolo di
apporto vascolare soprattutto quando la rivascolarizzazione viene effettuata su
vasi di più grosso calibro come l'arteria poplitea o la tibiale, mediante peduncoli vascolari molto lunghi.
5. Lesione
Iatrogena del dotto deferente in corso di intervento per ernia inguinale, e
conseguente azoospermia, Infertilità..
Abbiamo assistito in
questo ultimo periodo alla comparsa di lesioni del dotto deferente , nel suo
punto di transito attraverso il canale inguinale, in corso di interventi per
chirurgia dell'ernia inguinale.Nel corso di quest'ultimo anno 2008, tre pazienti con azoospermia dopo interventi per
ernia inguinale sono stati sottoposti ad intervento esplorativo, con controllo intraoperatorio della
pervietà del deferente, mediante un wash-out in
senso prossimo-distale.Alla dimostrazione di impervietà, si localizzava in
due casi su tre una ostruzione da lesione iatrogena del dotto a livello del
canale inguinale e si effettuava una ricostruzione con vaso-vasostomia
termino-terminale in duplice strato sec.Silber, realizzata al microscopio
operatore .
Nel terzo caso ove a sinistra in seguito ad intervento per
varicocele ed ernia inguinale, era evidenziata una atrofia testicolare, ma una
pervietà del dotto deferente sinistro, constatata a destra la ostruzione del
deferente per intervento di ernia inguinale, una conservata produzione
testicolare destra , il deferente destro (porzione prossimale a provenienza
testicolare)veniva spostato sul deferente sinistro , porzione distale, verso al
vescicola seminale sinistra, ed anastomizzato a livello inguinale, mediante una
vaso-vasostomia incrociata, con tecnica sec.Silber, in duplice strato.
In tutti e tre i casi vi è una ripresa della fertilità con presenza di
spermi nel liquido seminale.
.
Le
ultime patologie devono far rifletter in merito ai vantaggi della tecnica
microchirugica, ma anche sulla importanza della preparazione tecnica e
professionale dei giovani chirurghi,
per il futuro più rigorosa, .Infatti con una tecnica più attenta, l'eventuale ausilio di un
sistema ottico di ingrandimento, anche semplici loupes, si potrebbero evitare
lesioni iatrogene di questa gravità, potendo riconoscere con sicurezza anche
strutture delicate come un nervo ileoinguinale.
5 A Una Sezione di Andrologia Chirurgica
e Centro di Crioconservazione
Questo genere di
patologie vengono trattate presso la Nostra UO soprattutto perché da tempo in questo ambito, abbiamo creato una
sezione ormai del tutto autonoma per la gestione della Infertilità maschile.In
effetti la tecnica Microchirurgica consente la ricostruzione di Vie seminali
ostruite, la aspirazione di spermatozoi dall'epididimo ed altri interventi per
infertilità.Abbinato alla sezione di Andrologia
Chirurgica, abbiamo organizzato un centro per
Crioconservazione, completando così l'organizzazione di un centro di Infertilità.
6. Chirurgia tiroidea
, possibilità di ausilio ottico di ingrandimento, Reinnervazione dopo lesione del
nervo Laringeo inferiore.
Dagli anni 80 ad oggi tredici casi di restaurazione della funzione del nervo
laringeo inferiore,in dieci di questi con reinnervazione mediante l'anastomosi
tra l'ansa del nervo ipoglosso ed il moncone distale del nervo laringeo inferiore,
sono stati realizzati in pazienti con paralisi del nervo,in seguito a lesione
iatrogena in corso di tiroidectomia totale.In questi casi la ripresa funzionale
della corda vocale ,non si manifesta con il ritorno ad un normale movimento
coordinato della corda vocale,ma in particolare con una ripresa del suo tono muscolare.
La tonicità muscolare,consente un recupero totale ed ottimale della funzione vocale,
anche ed in particolare in pazienti nei quali l'uso della voce è peculiare per la
loro professione,come cantanti,guide turistiche,oratori.
Alla luce di questa personale esperienza pluriennale nel settore
e per la nostra provenienza da una Scuola chirurgica di grandi maestri della
chirurgia tiroidea, siamo stati testimoni diretti di eccellenti risultati
derivati dall'affinamento delle capacità tecniche , dovuto anche all'esperienza
chirurgica maturata su ampie casistiche.probabilmente nel futuro, sarà più
difficile acquisire la stessa abilità in quanto vi saranno sempre più chirurghi
che dovranno confrontarsi con casistiche sempre meno numerose;ci siamo
posti, quindi, il quesito se la padronanza di una tecnica accurata come quella
microchirurgica, caratterizzata da una mentalità più meticolosa e rigorosa, possa
essere di ausilio in chirurgia tiroidea.145 casi di tiroidectomia tottale sono
stati realizzati presso l'UO negli ultimi 4 anni.
7. Chirurgia Parotidea e
Paratiroidea
Nel settore della chirurgia
della ghiandola Parotide e delle ghiandole Paratiroidee, le indicazioni all'uso
di un mezzo ottico di ingrandimento sono divenute routinarie.La ricostruzione
del Nervo facciale è una delle costanti nella moderna Microchirurgia
ricostruttiva.
Il nostro gruppo si è dedicato da tempo a questa chirurgia soprattutto parotidea, ove la
tecnica oncologica ed il rispetto del Nervo facciale, devono essere rigorosamente codificati nella costante ricerca e
dissezione del Nervo come tronco principale e suoi rami di
divisione, perentoriamente prima di qualsiasi manovra demolitiva radicale.
Pur riconoscendo che non sia indipensabile nella individuazione
di un nervo laringeo inferiore o di un
Nervo Facciale o di un suo ramo Marginale, a nostro avviso, la microchirurgia è di
grande supporto durante la preparazione delle strutture in tutto il
loro decorso cervicale o intraparotideo..
Nel sottolineare che il chirurgo maturo ed esperto ha la
capacità di ottenere buoni risultati anche "ad occhio nudo", riteniamo che
l'apprendimento della tecnica microchirurgica debba rappresentare uno dei
fondamenti indispensabili nella formazione completa di un giovane chirurgo.
8. Training e ricerca
Questa tecnica però, come altre ad essa assimilabili per il
grande coinvolgimento tecnologico, come la tecnica laparoscopica, la radiologia
interventistica, ed altre, non consente un apprendimento facile e rapido.Numerose
società scientifiche hanno oggi l'esigenza di una crescita professionale clinica e nella ricerca.La mentalità microchirurgica si presta bene ad un
apprendimento graduale e preciso.
Il primo problema di un neofita è l'uso dell'imgrandimento
ottico, fondamento di tutta la tecnica.
Il "veder bene", consente maggior precisione, maggior
attenzione, maggior capacità di concentrazione, e conseguentemente più radicalità
chirurgica, ma anche più rispetto per i tessuti sani, minor margine di errore.
Il Neofita , le difficoltà.. Abbiamo
capito nel tempo, che , in alcuni neofiti
esiste una predisposizione , in altri no.Nostro dovere di docenti era ed
è, quello di individuare gli elementi portati per questa tecnica ed aiutarli
nella loro crescita scientifica e tecnica.Il superamento del problema del
tremore, del senso di claustrofobia creato dal campo operatorio spesso di un
diametro di un centimetro, la capacità di coordinamento delle due mani nel loro
movimento spesso millimetrico, fanno parte delle delle difficoltà del training.
Il microscopio operatore ingrandisce fino a 40 volte un oggetto
a distanza di circa 25-35 centimetri;il varioscopio, ingrandisce da 4 fino a 9
volte;le loupes producono da 2, 5 a 3, 5 ingrandimenti, ma ne esistono anche fino a
10 .
Si potrebbe pensare che l'apprendimento può partire dall'uso
delle loupes ed arrivare poi al microscopio operatore;nulla è più errato di
questo concetto.Solo chi è addestrato all'utilizzo del microscopio operatore
, più difficile da utilizzare e da gestire, potrà poi utilizzare le più facili e
duttili loupes, da minor ingrandimento.
I corsi.Negli anni dal 1980 in poi, abbiamo gestito circa 30 Corsi sia di
Base che Superspecialistici.Circa 500 sono gli allievi italiani ed a provenienza
estera, che in questo tempo sono transitati con noi attraverso questa
esperienza;affascinante per gli allievi, ma anche per i docenti, se appassionati.
Alla luce di questa esperienza, oggi pensiamo che la acquisizione
di questa metodica, deve far parte del bagaglio culturale di ogni specialista nei
settori chirurgici moderni.
Probabilmente l'allievo non arriverà a confezionare, come un
microchirurgo esperto, una anastomosi di 0.4 millimetri di diametro, ma
l'esperienza acquisita lo porterà ad un più alto livello di
autocontrollo, delicatezza nel rispetto delle strutture, attenzione
all'emostasi, in una mentalità che qualche anno fa ho definito "la tecnica della
perfezione".
E d'altronde nulla potrebbe essere più errato del pensare che un chirurgo generale si può
agevolmente trasformare in un provetto microchirurgo, mediante il semplice, raro
utilizzo di un paio di loupes o ancor peggio con l'occasionale ausilio di un
Microscopio operatore .
Oggi più che nel passato , per l'elevato numero di laureati in
medicina nel nostro paese, vi è necessità di una superspecializzazione.Così è
importante l'organizzazione dei Corsi Base, che devono servire a tutti gli
specialisti nelle branche chirurgiche , ma anche dei Corsi superspecialistici
dedicati alle tecniche nei settori specifici.